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Avatar di Alma Gattinoni

L'autore confessa la preoccupazione di deludere l'orizzonte di attesa di chi legge. Immagina di deludere, perché sente la responsabilità delle ultime pagine. Ma non è l'unica immaginazione, la sua. Il Muscoloso, complice ospite dei due, immagina "chissà quale sfrenamento". Le lettrici e i lettori sono invitati a "sforzarsi di immaginare l'effetto", alle orecchie del Solitario, della frase di Lei: "l'ho sperato", risposta-confessione, dopo "un silenzio bellissimo", che mette fine al tempo segreto del reciproco desiderio mai rivelato. Il Solitario è nel momento cruciale in cui "vorrebbe che accadesse il non ancora accaduto", quindi immagina, ma teme di non riuscire a mettere al sicuro la naturalezza, "il supremo fra i rischi", dopo essersi così sbilanciato con quella lettera, con quel pomeriggio. La dimensione a due viene allargata alle "prime volte" di "noi umani", a quella esperienza epocale in cui "due corpi guadagnano centimetri di vicinanza e confidenza", anticipata dall'immaginazione, dal "desiderio di sapere com'è quando sta per succedere", quando si è "seduti sul bordo dello stesso letto", dopo un'imprevedibile sequenza di circostanze. L'autore invita a stupirsi di questa prodigiosa porta che si apre nella vita di tutti. Immagina infine quel che resta da scrivere. Una parte per tutti i suoi personaggi, prima di lasciarli. Dopo il rapido accenno alle due reazioni di turbamento e di rimpianto dei due protagonisti, la domanda "Cos'è successo, con lui?" fa da cerniera tra queste pagine finali e le prime pagine della "Traumnovelle" di Arthur Schnitzler, la trasposizione cinematografica "Eyes Wide Shut" di Stanley Kubrick e il dipinto "L'abbraccio" di Egon Schiele. L'accumulo di tutti questi linguaggi sembra preludere a un colpo di scena a cui allude l'inquietante metafora, che ammanta la domanda presa in prestito dalla letteratura. L'immagine dell'arte suggerisce una fusione di corpi sensualmente felice, la compiuta realizzazione di due desideri, ma il dialogo tra la novella e il film racconta di un amore in crisi e della doppia fantasticheria erotica dei due personaggi. Un doppio sogno di due sfere private, destinate a un inevitabile risveglio.

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Avatar di Paola Carrozzo

beato chi non lo ha ancora provato “quello che sta per accadere” e rimane sospeso nell’estasi e ad un passo dal compimento come sull’urna greca:

Bold Lover, never, never canst thou kiss,

Though winning near the goal yet, do not grieve;

She cannot fade, though thou hast not thy bliss,

For ever wilt thou love, and she be fair!

Non si può possedere il desiderio degli altri, forse neanche il proprio appieno.

Inizia talvolta una collisione insanabile tra la parte razionale e quella limbica

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